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L'arte in Toscana

Scarse sono le testimonianze architettoniche paleocristiane e in genere altomedievali
(cripta di S. Antimo, duomo di Chiusi). La grande fioritura artistica
della regione ebbe inizio nel sec. XI, con lo sviluppo dell'architettura romanica,
nel cui ambito si distinguono varie caratterizzazioni locali. Tra le architetture
fiorentine del sec. XI, i maggiori esempi sono il Battistero, consacrato nel 1059,
le cui strutture geometrizzanti rimandano alla tradizione paleocristiana, e la
chiesa di S. Miniato al Monte, anch'essa ricca di derivazioni
tardoantiche. A questa tendenza si contrapposero l'architettura lombardeggiante
di Lucca (S. Alessandro, S. Frediano) e quella
originalissima di Pisa, il cui celebre complesso della Piazza
dei Miracoli
(cattedrale, campanile, battistero) mostra
chiaramente la fusione di elementi romanico-lombardi con altri di derivazione
orientale, con una spiccata attenzione agli elementi coloristici e decorativi.
Il romanico pisano trovò larga diffusione anche in altre città toscane, come Pistoia
(S. Giovanni in Pantano), Lucca (S.
Martino
), Arezzo (pieve di S. Maria).
I maggiori centri della scultura romanica furono Pisa (Guglielmo,
Bonanno
), Lucca (Biduino) e Pistoia
(Gruamonte), città nelle quali dominò l'influsso lombardo-emiliano.
La pittura fu legata a lungo alla tradizione bizantina (Berlinghieri),
sia pure arricchita da una nuova drammaticità (Giunta Pisano),
mentre un'impronta innovatrice fu data dallo stile vigoroso di Coppo di
Marcovaldo
, attivo a Firenze (mosaici nell'abside
del Battistero
). L'arte gotica toscana ebbe i suoi principali
centri a Firenze, dove fu caratterizzata da un'interpretazione
severa del nuovo gusto, e a Siena, nelle cui manifestazioni si
nota un maggior colorismo e pittoricismo. I maggiori monumenti gotici sono, in
Firenze, S. Maria Novella, S. Croce (iniziata
nel 1295), S. Maria del Fiore (iniziata nel 1296 da Arnolfo
di Cambio
) e, nel sec. XIV, Orsanmichele. A Siena
sono da citare il duomo e il Palazzo Pubblico; altri notevoli monumenti gotici
sono a Volterra, Lucca, Pisa
ecc. A iniziare dalla seconda metà del sec. XIII si sviluppò nella regione l'attività
di un'eccezionale serie di maestri che definirono i caratteri dell'arte toscana
e ne estesero grandemente l'influenza. Nicola Pisano, formatosi
quasi certamente nelle Puglie, introdusse nella scultura moduli classicheggianti
che Arnolfo di Cambio sviluppò e fuse col nuovo linearismo gotico
di derivazione francese, mentre Giovanni Pisano elaborò uno stile
drammatico, nervoso e sintetico, continuato da Tino di Camaino,
Lorenzo Maitani, Andrea e Nino Pisano. Innovatore
della pittura, attardata sui moduli bizantini, fu Cimabue, con
la sua maestosa, “classica” interpretazione del sentimento drammatico, ma una
vera rivoluzione pittorica, per concezione sintetica, spaziale, plastica e drammatica,
fu compiuta da Giotto, la cui influenza andò ben oltre i limiti
regionali e quelli dell'arte gotica. Della ricca scuola iniziata da Giotto
si ricordano Taddeo Gaddi, Bernardo Daddi,
Maso di Banco
, Andrea Orcagna, Nardo di Cione
e A. Gaddi (influenzato anche dalla pittura lombarda
e francese). Differenti furono invece i caratteri dell'arte senese,
il cui grande iniziatore fu Duccio di Buoninsegna; questi seppe
rinnovare la tradizione pittorica bizantina sciogliendone gli schemi stereotipati
in una linea fluida ed esaltandone la raffinatezza cromatica; sulla sua scia si
possono collocare Ambrogio e Pietro Lorenzetti, che arricchirono
di drammaticità e plasticismo lo stile di Duccio, mentre Simone
Martini
ne accentuò i caratteri di raffinato linearismo e prezioso gusto
cromatico. Nelle altre città toscane si può citare la scuola pisana,
influenzata dall'arte emiliana e che in Francesco Traini ebbe
il suo maggior rappresentante. Va infine ricordato il grande sviluppo della miniatura,
soprattutto a Siena (Maestro del Codice S. Giorgio, Niccolò
di ser Sozzo Tegliacci
), della vetreria, del ricamo, dell'oreficeria,
vivace soprattutto a Pisa e Siena (Ugolino
di Vieri
), della scultura lignea ecc. Il sec. XV, con lo sviluppo dell'Umanesimo,
segnò il periodo di maggiore splendore artistico per la Toscana
e particolarmente per Firenze, divenuta in ogni campo città egemone.
L'opera straordinaria di artisti quali Brunelleschi,
Donatello
e Masaccio diede inizio, rispettivamente nell'architettura,
scultura e pittura, al Rinascimento italiano, raggiungendo importanza europea
per gli influssi che a lungo esercitò sull'arte successiva. In architettura si
sviluppò in particolare il tipico palazzo fiorentino, mentre numerose sorsero
anche le ville suburbane, grazie all'attività di notevoli architetti, seguaci
del Brunelleschi: Michelozzo, Giuliano
da Maiano
, Benedetto da Maiano, Giuliano da
Sangallo
. Fondamentale per la definizione dei caratteri dell'architettura
toscana fu la personalità di L. B. Alberti, di cui fu allievo
B. Rossellino, l'autore del palazzo Piccolomini
a Siena e soprattutto della progettazione di Pienza,
uno dei più eccezionali esempi di architettura rinascimentale. Altro geniale architetto
fu il senese Francesco di Giorgio Martini, mentre a Pistoia
va ricordata l'attività di Ventura Vitoni. Anche la produzione
scultorea del sec. XV fu assai vasta. Primi grandi maestri del secolo furono a
Firenze L. Ghiberti e a Siena Iacopo
della Quercia
, entrambi, in certa misura, ancora legati a modi gotici.
Con Iacopo della Quercia la scultura senese conobbe la sua ultima
grande fioritura: dei successivi artisti, infatti, i maggiori (il Vecchietta,
Francesco di Giorgio Martini
) rientrano sostanzialmente nell'ambito
fiorentino
. A Firenze, ai modi di Donatello
si rifecero Michelozzo, Agostino di Duccio,
Desiderio da Settignano. Numerosi gli scultori della seconda
metà del secolo, portatori di un'arte meno drammatica di quella donatelliana:
A. Rossellino, vigoroso ritrattista; Mino da Fiesole;
Benedetto da Maiano; il lucchese Matteo Civitali;
Luca della Robbia, elegante e delicato scultore in terracotta,
la cui opera fu continuata, con minore abilità, dai nipoti Andrea e Giovanni;
e infine i due massimi scultori del periodo, Andrea Pollaiolo,
dal segno vigoroso e scattante, e il drammatico Andrea del Verrocchio.
Anche in pittura Firenze divenne il centro dominante, mentre
la scuola senese, dopo il goticheggiante Sassetta, in breve declinò.
A Firenze, contemporaneamente a Masaccio, operarono
Masolino e il Beato Angelico , ancora legati
alla tradizione tardogotica, ben presto però superata, come dimostrano le opere
di Filippo Lippi, di A. del Castagno, di Paolo
Uccello
, originale interprete della nuova scienza della prospettiva introdotta
da Brunelleschi, e soprattutto di Piero della Francesca,
uno dei massimi artisti del Rinascimento, che tuttavia lasciò scarsa influenza
a Firenze; qui, sul finire del secolo, furono operosi pittori quali B.
Gozzoli
, il Pollaiolo, il Ghirlandaio,
Piero di Cosimo, Filippino Lippi, S.
Botticelli
, nelle cui raffinate espressioni già si riflettono il travaglio
della società fiorentina e la crisi della cultura umanistica.
Toscano, ma attivo quasi esclusivamente in Umbria, fu il grande
L. Signorelli. Sul finire del secolo iniziarono la loro attività
a Firenze maestri insigni, quali Leonardo e Michelangelo, che influenzarono profondamente
l'arte del sec. XVI; tuttavia l'importanza culturale della città incominciò a
diminuire a vantaggio di Roma. In architettura, al principio del Cinquecento,
sono da segnalare le opere del senese B. Peruzzi (legato peraltro
all'ambiente romano), di A. da Sangallo il Vecchio e del nipote
omonimo, detto il Giovane, collaboratore di Michelangelo. Quest'ultimo
del resto fu il vero dominatore dell'arte fiorentina e toscana
del sec. XVI e diede avvio a una foltissima schiera di seguaci nel campo dell'architettura,
della scultura e della pittura. Proprio come continuazione ed esasperazione dell'arte
michelangiolesca (e di quella rinascimentale in genere) si configura
il manierismo toscano, che ebbe a Firenze la
sua prima inquieta stagione, annoverando artisti, per lo più legati alla corte
medicea, le cui opere raffinate sono dominate dal culto dello stile e dalla ricerca
dell'eleganza formale (B. Ammannati, G. Vasari,
B. Buontalenti, Bronzino, Giambologna,
B. Cellini) che perviene, in alcuni artisti, alla drammaticità
e all'esasperazione stilistica (Rosso Fiorentino, Pontormo).
Va ricordata inoltre la tardiva rinascita della scuola pittorica senese,
che nel Sodoma e nel Beccafumi ebbe due interpreti
che tentarono la conciliazione dei modi michelangioleschi con
altri derivati dallo sfumato leonardesco. È necessario infine
menzionare lo sviluppo di “arti minori”, come il commesso, o mosaico fiorentino,
che nell'opificio delle pietre dure raggiunse livelli di splendida qualità; la
bronzistica, l'oreficeria, la ceramica (con centri a Cafaggiolo e a Doccia), l'arazzeria,
la cui manifattura, fondata dai Medici nel 1546, fu la prima in Italia. Il barocco
fu in Toscana più sobrio che in altre regioni italiane. L'arte
toscana restò legata al classicismo di età rinascimentale, accogliendo
tardivamente e limitatamente le novità del barocco. Massimo architetto toscano
del sec. XVII fu Gherardo Silvani, autore di vari palazzi e chiese
in Firenze; degni di menzione anche G. Parigi,
M. Nigetti, G. B. Foggini. Nel Settecento emerse
la personalità di F. Ruggeri, operoso nella chiesa di
S. Firenze
, una fra le migliori costruzioni barocche in Toscana. Il maggiore
contributo dell'architettura sei-settecentesca toscana fu comunque dato dalle
numerose e sfarzose ville sparse nelle campagne, specie dei dintorni di Firenze.
Anche la scultura risentì debolmente degli influssi romani. Vicini allo stile
del Giambologna furono P. Tacca e G.
B. Caccini
, mentre G. B. Foggini interpretò sobriamente
i modi berniniani. Fra gli scultori del Settecento degni di menzione G.
Baratta
e I. Spinazzi. I maggiori pittori del sec. XVII,
di ambito sostanzialmente regionale, furono D. Passignano, il
Cigoli (vicino al Barocci), F. Furini,
il Volterrano ecc. Di elevata qualità l'arte dei due caravaggisti
pisani, O. Gentileschi e A. Gentileschi.
Complessivamente modesta la pittura del sec. XVIII. Sul finire del sec. XVIII
si diffusero anche in Toscana i modi neoclassici, che in architettura
trovarono i migliori interpreti in G. Paoletti, G. Cacialli
e P. Poccianti. Pittori quali P. Benvenuti e
L. Sabatelli alternarono pesanti complessi decorativi a più equilibrate
composizioni. Nell'Ottocento andò scomparendo un'architettura di specifica caratterizzazione
toscana. Le maggiori personalità si ebbero nel campo della scultura (L.
Bartolini
, A. Cecioni, G. Dupré), mentre
l'attività dei “macchiaioli” (G. Fattori , S.
Lega
, T. Signorini) conferì nuovamente alla regione
un ruolo di prestigio nell'ambito della cultura artistica europea. Nel sec. XX
si può ancora parlare di arte “toscana”, a proposito di artisti
come O. Rosai e A. Soffici, la cui opera tuttavia
rientra tra le più aggiornate espressioni della cultura internazionale. Notevoli
esempi di architettura moderna si trovano soprattutto a Firenze
(stadio comunale di P. L. Nervi, Stazione di S. Maria
Novella
, Cassa di Risparmio di G. Michelucci).