SENTIERO 10
Da Prato, S. Lucia in Monte (via Bologna ovvero SS. 325, quindi per via del Borgo)
– (deviazione a sinistra per Le Sacca) – Monte Le Coste – (deviazione
a sinistra per Cerreto) – La Collina – monte Javello – Le Cavallaie
– Passo del tedesco morto – Passo degli Acandoli – Gli Acquiputoli
– Al Sentiero 00.
-S. Lucia in Monte (m. 78; Prato). La località ebbe importanza già
nel medioevo per la posizione strategica a guardia dello sbocco della valle
del Bisenzio (la repubblica di Prato vi costruì fortilizi) e per la presenza
della pescaia del Cavalciotto, da dove si diramò il sistema dei canali
o gore pratesi. Nel secolo scorso vi ebbe notevole sviluppo il movimento cooperativistico.
Dal 1961 è rione del centro urbano di Prato ed ha conosciuto un forte
incremento edilizio.
Chiesa di S. Lucia, nel nucleo più antico lungo la salita detta L’inciottolo;
facciata ed abside semicircolare in pietra alberese, di sobrie forme romaniche
(sec. XIII). Attigua la Compagnia, con interno barocco. Cavalciotto: il complesso,
risalente al X secolo (fu costruito dagli abitanti di Borgo al Cornio, il nucleo
originario di Prato: chiusa de Sancta Lucia, que appellatur Burgensium) e più
volte modificato, consta di una pescaia e di uno spartitoio che dirotta le acque
del Bisenzio nel canale maestro o gorone, dal quale originano le gore (affluenti
dell’Ombrone) che in antico azionavano molini e gualchiere, oltre ad riempire
i fossati delle mura cittadine ed irrigare la piana di Prato. Le attuali strutture
edilizie del Cavalciotto si possono attribuire ai secc. XVII-XIX. Villa da Filicaia,
imponente edificio sulle prime pendici collinari, costruito nel ‘600 dai
Marchesi Verzoni, nobili pratesi (oggi è dipartimento ospedaliero): interno
con affreschi dell’epoca e, nel giardino, barocca grotta di Nettuno, ricca
di sculture e mosaici rustici. Nuova Chiesa Regina Pacis, di buon architettura
moderna, in cemento armato e con ampie vetrate (arch. Roberto Nardi, 1969);
vi sono affreschi staccati dall’antica parrocchiale (fra i quali una Madonna
col Bambino e Santi datata 1506, attribuita al pratese Tommaso di Piero) oltre
a recenti ceramiche di Mihu Vulcanescu. A sud di S. Lucia è il vasto
sobborgo di S. Martino – Coiano, dove si trovano la chiesetta medievale
di San Martino, nota fin dal IX secolo, e a villa Naldini – Niccolini
(XIV-XVIII sec.), in un folto di alberi ultracentenari.
-Le Sacca (m. 175; Prato). Vasto antico edificio in posizione panoramica sulle
pendici del monte Buriano. Sorse nel sec. XIII come convento; nel ‘500
fu uno dei luoghi di riunione dell’accademia letteraria pratese dell’Addiaccio,
fondata da Agnolo Firenzuola (che ambientò a Le Sacca uno degli apologhi
de “La prima veste dei discorsi degli animali”, protagonista un
corvo). Nel 1775, soppresso il convento, il granduca Pietro Leopoldo di Lorena
concesse lo stabile al collegio Cicognini di Prato per la villeggiatura estiva
degli allievi. Gabriele D’Annunzio ricordò in varie opere il suo
soggiorno di collegiale nella villa.
Il complesso presenta verso valle una lunga facciata ottocentesca; a monte è
l’ex chiesa tardo-gotica, costruita in pietra e coronata da un fregio
di archetti in laterizio. Nell’interno (attualmente in restauro, 1984)
sono interessanti ambienti medievali, quattrocenteschi e neoclassici (cappella,
coro, refettorio, frantoio, ecc.). Affreschi staccati e sculture sono oggi custoditi
nel collegio Cicognini. Nei pressi è la villa Carlesi-Fossombroni (XIX),
di linee neo-cinquecentesche con parco; è citata in “Paese perduto”
dello scrittore pratese Ferdinando Carlesi (1879-1966). Da Le Sacca si può
scendere in breve agli abitati de Le Lastre (antiche case ed una ghiacciaia,
costruzione cilindrica a terrazza dei secc. XVII-XVIII) e di Vainella (resti
di una fornace forse cinquecentesca e di un palazzotto della nobil famiglia
Zeti di Prato).
-Le Coste (monte m. 531; Prato). La cima, detta anche Spazzavento, strapiomba
sul Bisenzio ed apre un vastissimo panorama. In varie visuali dalla vallata
bisentina e dalla città si presenta con un caratteristico profilo aguzzo
che rimase nel ricordo dello scrittore pratese Curzio Malaparte (1898-1957),
il quale volle esservi sepolto.
Il mausoleo, di sobrie forme moderne, con sarcofago in pietra locale, fu costruito
nel 1961; vi è inciso un passo dello scrittore dedicato alla “gora
fredda del tramontano” che scorre intorno a quest’altura.
-Cerreto (m. 350; Prato). Casale, che ebbe nel medioevo lo statuto di “villa”
della repubblica di Prato. E’ al centro di una zona agricola ancora ben
coltivata ad uliveti e vigne, con antiche case coloniche (La Botte, Butia, Malcantone,
ecc.). Presso l’abitato di Solano è l’omonimo laghetto artificiale.
Vedute della valle del torrente Bardena.
Nella chiesa di S. Michele, di probabile fondazione longobarda e nota per documenti
fino dal sec. XII, sono alcuni dipinti barocchi, fra i quali S. Michele ed altri
Angeli che atterrano dèmoni, d’interesse iconografico.
-La Collina (m. 587; Prato, Vaiano). Passo fra la valle del Bardena (affluente dell’Ombrone) e la Val di Bisenzio; è noto anche con i nomi di Collina di Schignano e Collina di Prato. Nei pressi furono trovati resti di vasellame fittile attribuibile all’età del Bronzo. Vedute sulle tre cime del Monteferrato e sulla catena della Calvana.
-Javello (monte; m. 932; Vaiano, Montemurlo). Imponente bastione montuoso,
il cui nome (che si farebbe derivare dall’antico francese “javel”,
carbone; sembra invece essere longobardo) ricorre nelle leggende sulle prime
origini della città di Prato. Per posizione strategica, fu nel 1943-44
uno dei caposaldi della Resistenza nel Pratese. Ampio panorama, dall’Appennino
alle città della pianura.
La cresta del monte, detta pure La Serra, fu definita da Emilio Bertini nella
sua “Guida della Val di Bisenzio”, “…uno dei luoghi
più deliziosi”, con piante d’alto fusto e “boschetti
intramezzati da praticelli, talchè sembra d’essere in un bosco
di giardino inglese”. Spiccano alti faggi, noti come faggi del Vaj (vedi
Sentiero 14). Restano nella zona alcuni apprestamenti difensivi del periodo
della Resistenza; un piccolo monumento ricorda i partigiani.
-Le Cavallaie (m. 976; Montale, Cantagallo). Dai Faggi del Vaj inizia una faggeta percorsa da una sorta di “viale” erboso che termina nella spianata panoramica de Le Cavallaie, così detta, sembra, perché nel secolo scorso vi erano condotti al pascolo estivo i cavalli dei principi Corsini.
-Passo del tedesco morto (m. 878; Montale, Cantagallo). Radura a ridosso della bella abetaia che riveste il monte Acuto. Prende nome da un episodio della Resistenza, un combattimento nel quale rimase sul terreno un militare germanico.
-Passo degli Acandoli (m. 860, Montale, Cantagallo). Collega la valle dell’Agna con quella del Trogola. Panorama vastissimo. Sul versante del Trogola la Comunità montana Val di Bisenzio ha aperto una strada di servizio (sbarrata) che unisce gli antichi cascinali di Vespaio e de Le Barbe (restaurati) con Luogomano.
-Gli Acquiputoli (m. 987; Montale, Cantagallo). Dorsale appenninica coperta da alberi di alto fusto, soprattutto faggi. Il nome deriva probabilmente dalla presenza di sorgenti di acqua solforosa, oggi non più esistenti. Vista sulla valle del Limentra.
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