SENTIERO 28
Da Calenzano – Travalle – (deviazione a sinistra per Grotta Bucaccia)
– (deviazione a sinistra per Podere Castellaccio) – Poggio Farneto
– (deviazione a destra per Carraia) – Grotta di Torri – Grotta
dei Muri – Torri – (deviazione a sinistra per ciarlino) - (deviazione
a destra per Case Donatino e Buca delle Lumache) – (deviazione a destra
per Grotta della Civetta) – Cavagliano – Passo di Cavagliano –
Case al Piano – Al Sentiero 20.
-Calenzano (m. 74), capoluogo del Comune omonimo, centro industriale, commerciale,
residenziale e turistico posto all’incrocio fra la provinciale Vittorio
Emanuele (Prato-Sesto F.no-Firenze) e la strada Militare Barberinese che risale
la valle del torrente Marina; nei pressi è il casello di Prato-Calenzano
dell’autostrada del Sole. L’abitato consta di tre nuclei uniti a
comporre un armonioso scenario architettonico e paesistico: in basso Donnini
(m. 74) dov’è la sede comunale con vari servizi sociali e culturali;
su due alture ai lati il nucleo storico di Calenzano Castello (m. 108) e San
Donato (m. 116). Il tutto sullo sfondo dei monti della Calvana (ad ovest) e
del massiccio di monte Morello, separati dalla valle del Marina, affluente del
Bisenzio. La zona pianeggiante, verso la provinciale e la ferrovia Firenze-Prato,
ha conosciuto negli anni Sessanta un notevole sviluppo edilizio e industriale.
Vi si sono trasferite da Prato attività tessili, industrie chimiche e
meccaniche, imprese di arti grafiche e di lavorazione artistica dei metalli;
si sono aggiunte altre manifatture (ceramiche, posaterie, ecc.). Fra l’altro
Calenzano è il maggior centro produttivo italiano di roulottes; e qui
ha sede la Federazione Italiana del Campeggio e del Caravanning, in un moderno
edificio appositamente costruito (arch. Francesco Tiezzi, 1970).
-Donnini. Nel palazzo del Comune si trova il Museo del Soldatino e del Figurino
storico, realizzato dall’Amministrazione comunale e dal Club della figurina
storica: è un’interessante raccolta di migliaia di minuscole figure
in piombo, stagno, gesso, carta riproducenti soldati di ogni epoca, dall’antichità
egizia ed assira ai nostri tempi. Un grande plastico rievoca l’assalto
delle truppe di Castruccio Antelminelli alla rocca di Calenzano (1325).
-Calenzano Castello. L’area del nucleo storico, su di un’altura
isolata, fu abitata già in epoca romana. Nel XII secolo il castello ebbe
diversi feudatari (i Guidi e, secondo alcuni storici, pure gli Alberti di Prato);
passò quindi alla repubblica fiorentina, fu Comune e sede di una “lega”.
Conobbe varie vicende belliche, come gli attacchi delle milizie di Castruccio
Antelminelli (1325) e dei mercenari di Giovanni da Oleggio, al soldo dei Visconti
(1351). Qui, nel 1737, Carlo Ginori (della nota famiglia di origine pratese-calenzanese)
condusse con tecnici e artisti viennesi i suoi primi esperimenti per la produzione
della porcellana, dai quali trasse poi origine la celebre manifattura di Doccia
presso Sesto Fiorentino. L’abitato è ancora in parte circondato
di mura, restaurate nella seconda metà del ‘300; si entra per una
bella porta turrita e merlata, con arco a sesto acuto (un’altra è
sul lato opposto). Le silenziose stradette lastricate serbano molto dell’antico
carattere, fiancheggiate da edifici in gran parte d’origine medievale,
con strutture in pietra alberese (garbati gli interventi rinascimentali e sei-settecenteschi)
si aprono in piccole piazze e giardini dai begli affacci panoramici. Si notano
i resti del palazzotto Pretorio o del Podestà, con archi murati (XIV
sec.) e la casa Ginori, medieval-rinascimentale. La pieve di S. Niccolò
è ornata di pregevoli pitture murali trecentesche attribuite a Nardo
di Cione: Annunciazione, Natività e Santi, Martirio di S. Sebastiano
(anche dipinti manieristici e barocchi). L’oratorio del SS. Sacramento
ha un elegante interno barocco, con decorazioni plastiche nelle quali si inseriscono
tele settecentesche (Vita di Cristo) di Tommaso Arrighetti, allievo di Anton
Domenico Gabbiani e come lui oriundo pratese. Fuori delle mura è la villa
Peragallo, del 1902, sontuoso esempio di eclettismo neo-barocco, al centro di
uno scenografico giardino.
-San Donato. Sull’altra collina spicca fra antiche edifici ed alberi la
chiesa prepositurale di S. Donato, nota dall’XI secolo ma risalente con
ogni probabilità al periodo bizantino. Trasformata nel ‘700, ha
facciata tripartita da robusti contrafforti e nell’interno sculture e
dipinti dell’epoca. Imponente il campanile medievale in pietra, dal coronamento
merlato concluso da guglia (restaurata). Attigua è una villa che fu dei
Medici e della Prepositura di Prato: notevole la loggia rinascimentale. Da S.
Donato, risalendo la pittoresca vallecola del torrente Chiosina, ci si inoltra
fra le prime pendici del monte Morello (m. 934; Calenzano), plastica formazione
articolata radicalmente, con qualche affinità orogenetica e paesistica
con la Calvana (si vuole che il nome venga dai folti boschi che lo ricoprivano
fino al ‘500). Lungo la strada s’incontrano interessanti edifici:
i resti del castello di Sommaia, che fu dei pratesi Del Pugliese; la Cinquecentesca
villa Massedonica, il dirupo castello medievale di Baroncoli e l’omonima
alta Torre, in posizione dominante (fatta costruire da Carlo Ginori il Vecchio,
forse su disegno di Baccio d’Agnolo, costituisce un singolare esempio
di “revival” di un tema edilizio medievale interpretato in forme
cinquecentesche). La cima del monte, detta Poggio all’Aia (m. 934; Calenzano),
si raggiunge da Borgo di Morello (m. 352; Calenzano), tramite il Sentiero 10
della carta del C.A.I. di Sesto Fiorentino.
-Settimello (m. 67; Calenzano). Ormai quasi unito al centro calenzanese è
questo grosso abitato alle falde del Poggi Bati (m. 328), propaggine del monte
Morello, sul quale sorgono le strutture di una grande cementizia. E’ un
luogo antico: alla fine dell’Ottocento vi venne scoperto un monumentale
cippo funerario scolpito in pietra serena, con quattro leoni rampanti agli angoli,
d’arte etrusca arcaica (fine VI – inizi V secolo avanti Cristo;
il reperto si trova attualmente presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici,
Firenze). Il nome dell’abitato ricorda il settimo miglio (da Florentia)
della romana via Cassia Clodia (II secolo avanti Cristo) per Lucca, il cui percorso
fino a Prato è ricalcato in gran parte dalla provinciale Vittorio Emanuele.
Gloria locale è Arrigo o Arrighetto da Settimello, autore del noto poema
latino “Elogia” (notizie nel 1193). Nella zona più alta sono
l’antica parrocchiale di S. Lucia ed un grande tabernacolo affrescato
dalla “bottega” pratese dei Miniati (primi del ‘400); vicina
è la villa Ghiselli (XVIII-XIX sec.) con parco. Nei dintorni è
stata recentemente messa in luce una grande vasca in muratura, pertinente all’acquedotto
romano di Florentia.
-Travalle (m. 79; Calenzano). Da Calenzano basso (Donnini) la si raggiunge
per strade ancora immerse nel verde, con vedute sul colle del Castello e sulle
scabre pendici della Calvana ai cui piedi si trova questa località, nota
per documenti dal 1003 (nei dintorni furono rinvenuti manufatti neolitici, fra
i quali una bella lama di selce, ora nella collezione Piattoli di Prato). Qui
confluiscono vari rii calvanini a formare il torrente Marinella, affluente del
Bisenzio. Ad est sono i poggi Uccellaia (m. 149) e Sarto (m. 205) folti di cipressi,
che fanno da sfondo alla sei-settecentesca villa del Pratello.
Zona ancora agricola, Travalle ha il suo centro nell’omonima villa-fattoria
(detta pure Ganucci-Cancellieri, dagli attuali proprietrari), bel complesso
ricostruito nel ‘700. Si notino la corte d’ingresso, fra due ali
raccordate al suolo da grandi volute (i pilastri dei cancelli sono ornati da
cani in terracotta) e la facciata interna, con elegante portale. Il giardino
barocco è fra i più interessanti del Pratese: aiuole geometriche
ed una grande vasca prospettano verso un padiglione di mossa architettura, coperto
a terrazza ne lcui centro, fra ricche balaustre, è una fontana sormontata
da statua. Altri elementi scultorei e architettonici (alcuni di stile francesizzante)
abbelliscono il giardino, la cui elaborata finezza contrasta suggestivamente
con gli austeri dossi incombenti della Calvana. Sul retro della villa è
la medievale Torre del Molino, con fregio di archetti pensili; fra altri antichi
edifici la chiesa parrocchiale di S. Maria, ristrutturata nel ‘700.
-Grotta Bucaccia (Calenzano). Poco dopo l’inizio del sentiero, deviando in salita a destra si trova questa cavità naturale: quota d’ingresso m. 187; sviluppo m. 10; dislivello m. -10.
-Podere Castellaccio (m. 127; Calenzano). Detto pure Casaccia. Sorgeva qui il castello di Travalle, possesso della famiglia Della Tosa; fu venduto a Firenze nel 1225. L’edificio ha adesso l’impronta di una casa signorile cinquecentesca. All’ingresso della corte due statue di leoni scolpite in arenaria.
-Poggio Farneto (m. 212; Calenzano). Altura che si protende dal fianco della Calvana; veduta sulla Val di Marina e sul monte Morello. Il nome viene dalla presenza di piante di quercia farnia.
-Carrai (m. 108; Calenzano). Il sentiero prosegue pianeggiando fino ad incontrare
una strada carrozzabile che dal fondovalle del Marina (dalla via Militare Barberinese)
sale all’abitato di Ciarlico. Si può scendere brevemente a Carraia,
luogo pedemontano che ha avuto espansione pure sulla Barberinese, con l’insediamento
detto Osteria degli Alberi (Calenzano, m. 118).
Nella parte antica di Carraia è la pieve di S. Maria (da cui nel medioevo
dipendeva pure lo spedale di S. Giovanni a Carraia), con facciata ricostruita
nel nostro secolo in forme neo-rinascimentali (all’interno busto di S.
Antonino, terracotta colorata cinquecentesca, e dipinti attribuibili a Ridolfo
del Ghirlandaio). Un sentiero, verso nord, porta a Vezzano (m. 311; Calenzano),
piccolo insediamento rurale; notare la casa Ciolli (abitata), raro esempio in
Calvana di edificio con scala esterna coperta per il piano superiore.
-Grotta di Torri (Calenzano). Proseguendo sulla strada si trova l’imboccatura della grotta. Quota d’ingresso m. 235; sviluppo m. 78; dislivello m. -16. Singolari le radici degli alberi soprastanti che, coperte di depositi travertinosi, hanno forme e tonalità gialle bellissime.
-Grotta dei Muri (Calenzano). Quota d’ingresso m. 265; sviluppo m. 35; dislivello m. -10. E’ percorsa da un torrente.
-Torri (m. 281; Calenzano). Piccolo insediamento (oggi abbandonato) formato da edifici medievali in pietra alberese che, come dice il toponimo, furono case-torri, cioè dimore fortificate. Notare i particolari costruttivi di porte e finestrelle arcuate. Ben riconoscibile la chiesa parrocchiale di S. Margherita (inglobata in un’abitazione), con la facciata duecentesca dal sobrio portale architravato e campaniletto a vela.
-Ciarlico (m. 297; Calenzano). Deviando lievemente dal tracciato del 28, la strada carrozzabile conduce, e termina, in questa località (fornita di acqua e ancora parzialmente abitata) fra terrazzamenti con oliveti e cipressi, a contrasto con le brulle superfici delle quote più alte. Pure qui i casali mostrano murature duecentesche in pietra, con trasformazioni. Notare una scala esterna coperta; un bel portico con archi in cotto; le strutture di recupero di acqua piovana dal tetto, con calata in un grande deposito a terra. Sotto un altro portico è un forno ben conservato.
-Case Donatino (m. 435; Calenzano). Lasciata la strada si prosegue per una mulattiera; l’ambiente si fa più aspro. Una breve deviazione in destra porta a questo antico casale.
-Buche delle Lumache (Calenzano). Quota d’ingresso m. 430; sviluppo m. 10; dislivello m. -5.
-Grotta della Civetta (Calenzano). Dalla mulattiera, deviando stavolta a sinistra e scendendo per un sentiero nella vallecola del rio Camerella, si raggiunge la grotta, una delle più interessanti della Calvana, visitabile con preparazione ed attrezzatura speleologiche adeguate (l’accesso è da un pozzo verticale profondo 7 metri). Quota d’ingresso a m. 360; sviluppo m. 301; dislivello m. -106. E’ divisa in tre rami, uno dei quali formato da un corso d’acqua ormai fossile; ha pozzi e stanze di grandi dimensioni, che compongono un insieme di forte suggestività.
-Cavagliano (m. 479; Prato). Si prosegue per la mulattiera, fra masseti, terrazzamenti
in pietra e tracce di vecchie coltivazioni; prossimi ormai al crinale, si spazia
sui brulli dossi della Calvana, mentre sul lato opposto della val di Marina
domina il monte Morello. Sulla stradetta si allineano la chiesa e le case di
Cavagliano, uno dei più caratteristici insediamenti della zona. Di probabile
origne romana, nel medioevo fu “villa” della repubblica pratese.
Secondo alcuni genealogisti, ne sono oriundi i Ginori, una delle più
illustre famiglie della nobiltà toscana, nota per le sue intraprese economiche
nei secoli XVII e XIX (porcellane a Doccia, bonifiche e sfruttamento dei “soffioni”
in Maremma).
Gli edifici, in completo abbandono, sono tutti di origine medievale, con murature
in pietra alberese e ben curati particolari costruttivi nei portali ad architrave
su mensole e nelle finestre arcuate; alcuni erano case-torri, poi ridotte nell’elevazione.
La chiesa parrocchiale di San Biagio ha un campanile a vela, a foggia di bifora,
e abside semicircolare del primo ‘200; fino a qualche anno fa si serbava
all’interno traccia di affreschi tardo-gotici. L’attigua canonica
protende a valle un robusto torrione. Notare la Palazzina Ginori, pure duecentesca,
con tre piani di aperture originali. La zona di Cavagliano è ricca di
complessi terrazzamenti con muri a secco in pietra, costruiti nei secoli per
l’utilizzazione agricola del terreno, e che assumono pure notevole valore
paesistico. Alcune murature e terrapieni (presso il cimitero e più a
valle) hanno fatto però pensare, per le cospicue dimensioni e la conformazione,
ad origini ed usi diversi, quali recinti fortificati o castellieri protostorici,
risalenti ai Liguri pre-indoeuropei. Queste interessanti strutture sono tuttora
oggetto di studio.
-Passo di Cavagliano – Case al Piano (m. 500; Prato). Il sentiero sale rapidamente fra grandi massi. Si scollina nella valle del Bisenzio (vedi Sentiero 26). Innesto nel Sentiero 20.
SENTIERO 40
Da Filettole – (deviazione a sinistra per Il Palco) – Carteano –
(deviazione a sinistra per Canneto) – Campo al Prete – Case Castello
– (deviazione a destra per Buca di Case Castello) – Casa Nuova –
Valibona – Al Sentiero 20.
-Filettole (m. 142; Prato). Vedi sentiero 26.
-Il Palco (m. 99; Prato). Due strade scendono da Filettole a questo antico
complesso edilizio; la comunale, asfaltata (parte dal ponte sul rio, attraversa
declivi ad oliveto ed ha panorama sulla città) e il viale della villa
La Terrazza, per una bella zona alberata (nei pressi è la Ragnaia del
Palco, con fonte, un tempo luogo di feste popolari). Il Palco sorge su di uno
sprone terrazzato e coltivato che avanza verso il Bisenzio; vi passa , giungendovi
in forte salita, l’antica strada pedecollinare Pizzidimonte-Sofignano,
di probabile origine romana e detta ancora nel secolo scorso “via maremmana”,
perché usata per la transumanza del bestiame dell’Appennino pratese
alla Maremma (vedi Sentieri 22 e 42). La località serba testimonianze
di un’antica presenza umana (sono stati rinvenuti frammenti fittili dell’età
del Bronzo, etruschi e romani); nel secolo VI dopo Cristo fu forse sede di un
fortilizio bizantino ed alla fine del ‘300 Francesco Datini, celebre mercante,
banchiere e filantropo pratese, vi costruì un “casa da signore”.
Circa il 1450 vi si insediò un convento francescano, ampliato nel 1655-80
e noto per gli illustri personaggi che qui vissero (San Leonardo da Porto Maurizio,
il Venerabile Benedetto Bacci ed altri). Il convento fu soppresso nel 1787 e
trasformato in villa; acquistato nel 1955 dalla Diocesi di Prato, che lo fece
restaurare, è sede oggi della Casa dei Ritiri, luoghi d’incontri
religiosi e culturali.
L’insieme si presenta imponente, con corpi angolari avanzanti a modo di
torri; ne sveltiscono la mole alcune logge e il grande campanile a vela. Si
possono visitare la chiesa di S. Francesco, preceduta da portico e con elegante
interno manieristico (agli altari dipinti del ‘5-‘700); la cappella
Naldini di vigorosa architettura del tardo ‘400, ed un attiguo oratorio
con altare barocco e antico Crocifisso ligneo; l’arioso insieme dei due
chiostri comunicanti, a portici e logge, uno del 1489, l’altro seicentesco.
Nell’ala risalente ai tempi del Datini resta una nicchia con Crocifissione,
affrescata alla fine del ‘300 dal pratese Arrigo di Niccolò; nella
sala delle riunioni è una pregevole tavola del primo Quattrocento raffigurante
la SS. Trinità. Bello il giardino, sul crinale del colle, con aiuole
a disegno geometrico, alberi secolari e la prospettiva del seicentesco belvedere
proteso verso la città. Presso il Palco, sulla strada poco a nord, sotto
il pergolato di un’antica trattoria, è la Fonte Provola. Secondo
la tradizione l’avrebbe fatta spicciare dalla roccia il martire San Procolo
(secolo III), in onore del quale il Comune di Prato fece qui costruire, circa
il 1338, una chiesetta oggi scomparsa.
-Carteano (m. 161; Prato). Il tracciato del 40 coincide nel primo tratto con
la non molto agevole carrozzabile che parte da Filettole, presso il ristorante,
passando davanti alla villa La Terrazza (vedi Sentiero 26). Si è in breve
a Carteano, minuscolo insediamento che fu “villa” della repubblica
di Prato. La zona, ricchissima di verde ed aperta ad uno splendido scenario
collinare, è ancora coltivata da una comunità che serba molte
tradizioni e caratteristiche della cultura rurale del Pratese.
La chiesa parrocchiale di S. Paolo Apostolo, con portico e campaniletto, è
in aspetto sette-ottocentesco, ma serba strutture medievali; ha dipinti del
‘500 e ‘700 (Storie di San Paolo). Notevole il nucleo delle abitazioni
rurali, in pietra e di origine medievale, intorno ad una grande aia lastricata;
un altro gruppo di edifici più a monte comprende una villetta ottocentesca.
Da osservare altri manufatti: il ponticello presso la chiesa, la sistemazione
del rio con letto lastricato, la fonte-cisterna seicentesca di un acquedotto
che serviva la città di Prato, un rustico arco con tabernacolo recentemente
restaurato dall’Associazione pratese Amici dei musei e dei beni ambientali.
-Canneto (m. 120; Prato). A Carteano si abbandona la strada carrozzabile e
si segue la via di Valibona (in parte carrareccia) che sale lungo le pendici
del monte Retaia (m. 788; vedi Sentiero 20), inoltrandosi poi nella vallecola
del rio Buti fino al valico di Valibona, fra le valli del Bisenzio e del Marina.
Ebbe importanza nel medioevo per le comunicazioni fra Prato e il Mugello, tanto
che fu vigilata da castelli pratesi; ricalca probabilmente una pista romana,
se non pre-romana. Serba tratti di rustico lastricato e poderosi muri a retta.
Il tracciato passa sopra la villa del Quercetino, edificio cinquecentesco di
sui si scorge l’alta colombaia emergente fra gli ulivi (fu dimora dei
Gini, nobili pratesi, e poi dei Querci; Giovanni, di quest’ultima famiglia,
vi ospitò fra ‘8 e ‘900 alcuni dei maggiori pittori macchiaioli).
Si giunge alle Case Vallupaia (con resti medievali) e al folto bosco di Valdena;
di qui si può scendere a Canneto, sparsa località panoramica,
che ricevette nel medioevo lo statuto di “villa” della repubblica
di Prato. Vi nacque Pietro da Canneto, che ebbe parte nelle vicende politiche
pratesi trecentesche e finì ucciso in Firenze nel 1375.
Spicca la quattro-cinquecentesca villa Rucellai, (celebrata nei “Discorsi”
di Agnolo Firenzuola), notevole edificio con giardino pensile e svelta loggia
ad arcate, sorto sulle strutture di un fortilizio pratese a guardia della valle,
cui rispondeva sull’altra sponda del Bisenzio la Torricella di Santa Lucia.
La villa ha una profonda trotaia alimentata dalle acque del monte e già
esistente nel ‘500, una vasta limonaia e un folto “selvatico”.
I bombardamenti aerei del 1944 (che miravano alla galleria della “Direttissima”
esistente nella zona) hanno risparmiato nei dintorni qualche antico edificio.
La ricostruita chiesetta parrocchiale di S. Michele ha una tavola con Madonna
col Bambino e Santi, di arte pratese del tardo ‘400.
-Campo al Prete (m. 200; Prato). Dopo Vallupaia la stradetta prosegue fiancheggiata
da cipressi, con veduta sul fondovalle. Presso la casa Campo al Prete il tracciato
piega a destra salendo nel valloncello del rio Buti, profondo solco fra i monti
Retaia e Cagnani (m. 759; vedi Sentiero 42). L’ambiente della piccola
valle è suggestivo e interessante, con aspetti tipici della natura carsica
della Caldana.
Sul versante destro sono le imboccature di alcune grotte (vedi Sentiero 42)
una delle quali, Fonte Buia, alimenta col suo torrente sotterraneo il corso
del rio. Questo scende formando cascate e profondi botri, con incrostazioni
calcaree e curiose erosioni dei massi che fanno da scenario. Il fresco delle
acque (c’è pure una sorgente potabile) e della vegetazione abbarbicata
sulle rocce, oltre alla bellezza del luogo, fece della vallecola una classica
meta di gite fuori porta (anche di rischiose esercitazioni natatorie nelle acque
gelide dei botri, uno dei quali ha il nome significativo di Bozzo della Morte).
All’accogliente frescura si dovette la deformazione dell’idronimo
rio Buti in Riavuti (da “riavere”, riaversi, trovare sollievo dal
caldo). Qui si improvvisavano pure gustose merende, arrostendo su un focherello
qualche splendido esemplare dei granchi eduli che popolavano la zona (ora sono
stati mangiati quasi tutti). L’acqua del rio è adesso in parte
intubata dall’acquedotto cittadino.
-Case Castello (m. 517; Prato). Dimora rurale con strutture medievali a filaretto di alberese; costituisce probabilmente il residuo di un fortilizio duecentesco della repubblica di Prato a guardia della via di Valibona. Nel complesso, oggi abbandonato, è da notare la cisterna con volta a botte ribassata, pure in pietra alberese.
-Buca di Case Castello (Prato). Quota d’ingresso m. 650; sviluppo m. 35; dislivello m. -35. Si apre subito con un pozzo a campana profondo 27 metri. In un secondo fusoide sono vasche di traboccamento adorne di pisoliti (aggregati di cristalli). Il terzo vano, molto alto, ha un laghetto della profondità di 3 metri, scavalcato da un elegante ponte naturale. Fra le concrezioni, una stalagmite a forma di cervello.
-Casa Nuova (m. 607; Vaiano). Si prosegue avendo a destra il cocuzzolo calvo e rotondeggiante del Poggio Castellaro (Prato, m. 687), la cui cima venne spianata alla fine degli anni ’40, come luogo di feste popolari per i coloni che ancora abitavano e coltivavano la zona (vi sono resti di mura a secco, che sono attribuite ad un fortilizio medievale o ad un castelliere protostorico di pastori liguri pre-indoeuropei). Sulla sinistra si alzano le gibbosità del monte Cagnani, fittamente rimboschite. La Casa Nuova è un poderoso edificio sette-ottocentesco, semidiroccato; notare l’inconsueta aia a monte, scavata nel pendio e lastricata, nonché il secolare olmo che è ritenuto l’albero più grande della Calvana.
-Valibona (m. 617; Prato, Calenzano). Zona pianeggiante, prativa e un tempo in parte coltivata; è qui il passo fra le valli del Bisenzio e del Marina. Innesto nel Sentiero 20.
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