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Cenni sulla storia della Toscana

Caduto l'Impero romano (per la storia precedente, v. Etruria ed Etruschi), la Toscana passò sotto il dominio di Odoacre, di Teodorico, dei Bizantini, dei Longobardi (570) e poi dei Franchi (774). Costituita in marchesato dapprima personale poi (1027) ereditario, il primo marchese fu Bonifacio I (812). Morto l'ultimo dei Carolingi (888), la regione fu contesa dai pretendenti alla corona d'Italia. Sotto gli Ottoni (sec. X), incorporati alcuni comitati toscani, dilatò i suoi confini a N oltre gli Appennini e in Liguria. Ugo di Toscana trasferì la sede da Lucca a Firenze (fine del sec. X). Quando passò agli Attoni venne a far parte di un potente complesso feudale che, a cavallo della zona centrosettentrionale dell'Italia, dominava le comunicazioni tra la Valle Padana e la penisola ed entrava come intermediaria nelle lotte tra Chiesa e Impero, all'epoca di Matilde, che, morendo (1115), lasciò i suoi possessi alla Chiesa. L'invio di margravi e vicari imperiali impedì però che il papato potesse effettivamente esercitarvi il proprio dominio. Dalle lotte trassero grandi vantaggi le autonomie delle città toscane che, appoggiandosi ora all'uno ora all'altro dei contendenti, poterono conquistare l'indipendenza di fatto e reggersi con propri statuti. Mentre una profonda trasformazione dell'agricoltura e la rinascita mercantile e industriale delle città segnavano un profondo rinnovamento della regione, si sviluppavano le fortune di alcuni centri (Pisa, Lucca, Pistoia, Arezzo, Siena, Firenze ecc.), turbati però da incessanti lotte intestine e dai tentativi di espansionismo di alcune città: dopo un periodo di supremazia pisana (sec. XII e XIII), la battaglia della Meloria (1284) segnò l'inizio del predominio di Firenze, che sottomise successivamente Pistoia (1301), Arezzo (1348), Volterra (1361) e Pisa (1406), mentre Lucca e Siena riuscivano a mantenere la loro indipendenza, ma passavano a un ruolo secondario. Negli anni successivi la storia toscana si confuse con quella della Firenze dei Medici. Fallito infatti l'ultimo tentativo repubblicano (1530), Alessandro de' Medici pose le basi per la costituzione di un vero e proprio Stato regionale che venne completato da Cosimo I, aggiungendo ai domini toscani Lucca e Siena e rafforzando l'apparato giuridico e amministrativo in senso assolutistico. Francesco I (1574-87) continuò la politica di consolidamento dello Stato e attuò qualche opportuna misura di carattere economico. Ferdinando I (1587-1609) si accostò alla Francia per controbilanciare la soggezione del ducato alla Spagna e ostacolare le velleità espansionistiche dei Savoia; lo sviluppo della marina da guerra favorì l'ampliamento dei traffici commerciali, mentre, dall'altra parte, la bonifica della Val di Chiana e della Maremma confermava il primato agricolo della Toscana tra le regioni italiane del tempo. Sotto Cosimo II (1609-21) e Ferdinando II (1621-70) si ebbe un declino e la Spagna prese di nuovo il sopravvento a tutto danno dell'economia. Cosimo III (1670-1723), debole e bigotto, e Gian Gastone (1723-37), principe di debolissimo carattere, accelerarono la decadenza politica ed economica e la dinastia dei Medici malamente si estinse. La Toscana fu allora assegnata (guerra di successione polacca) a Francesco Stefano III di Lorena, perdendo molto della sua indipendenza, ma in compenso beneficiò dell'atmosfera riformatrice favorita dai nuovi sovrani. Esemplare l'opera di Pietro Leopoldo (1765-90) che, assistito da un valente gruppo di ministri e di tecnici, come P. Neri, F. Gianni e G. Rucellai, rinnovò in modo incisivo ogni ramo della vita e delle istituzioni toscane (abolizione della tortura e della pena di morte, annullamento delle servitù feudali, emanazione di un nuovo codice civile, pubblicizzazione del bilancio statale, tentativo di riforma religiosa ecc.). Suo figlio Ferdinando III (1790-1801; 1814-24) fu assai più cauto e di minore vigore intellettuale, ma il moto avviato dalla dinastia lorenese continuò a portare i suoi benefici. Occupato dai francesi nel 1799 e ripreso nel 1800, il granducato fu assegnato dal Trattato di Lunéville (1801) ai successori dell'ultimo re di Parma col nome di regno di Etruria. Incorporato quindi (1807) nell'Impero insieme allo Stato dei Presidi, fu nuovamente costituito in granducato per Elisa Bonaparte Baciocchi che vi governò dal 1809 al 1814. Ritornato infine ai Lorena (1814), s'ingrandì del ducato di Lucca (1847) e godette di un regime tollerante e bonario che permise la formazione di un importante gruppo di liberali moderati (G. Capponi, C. Ridolfi, B. Ricasoli, R. Lambruschini ecc.). Essi spinsero dapprima Leopoldo II (1824-59) a riforme e alla concessione dello statuto (1848), ma dopo le vicende del 1849 (governo democratico, proclamazione della Repubblica, fuga del granduca a Gaeta e sua restaurazione con l'aiuto austriaco) si volsero con sempre maggiore simpatia al Piemonte. Allo scoppio della seconda guerra d'Indipendenza (1859) l'agitazione rivoluzionaria costrinse Leopoldo II, ormai privo di appoggi interni, ad abbandonare Firenze e a rifugiarsi a Vienna. La Toscana, datasi allora un governo provvisorio sotto la direzione di U. Peruzzi e poi di Ricasoli, offrì la dittatura a Vittorio Emanuele II e proclamò quindi con un plebiscito (11-12 marzo 1860) la sua annessione al Piemonte.